Questa spirale che fa sprofondare verso i bassifondi della coscienza

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La confusione in cui si trovano gli uomini deriva dal fatto che gli uomini non sanno perchè al mattino si sono alzati e perché domani ricominceranno.

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 Essere senza bussola in un mare in tempesta sotto un cielo privo di stelle: sarà un’immagine retorica e abusata, ma essa ben esprime la situazione di chi non sa raggiungere una meta. Questa esperienza, che è molto più comune di quanto si sospetti, è ben definita dall’osservazione che oggi proponiamo tratta da uno scritto di Paul Ricoeur, filosofo francese. Con queste parole egli rappresenta un vero e proprio gregge di persone che si trascinano da un giorno all’altro, compiendo azioni, dicendo parole, provando sensazioni, senza mai avere in senso ultimo, senza essere capaci di trovare un filo che unisca le dimensioni dei loro atti e del loro esistere. Se qualcuno è caduto in questa spirale che fa sprofondare verso i bassifondi della coscienza, è necessario che si fermi ogni giorno per qualche istante, forse alla sera, quando ha alle spalle un flusso di ore vissute senza meta o scopo. Cerchi di ritrovare la sua anima che forse è rimasta indietro o si è persa per strada, ritorni a giudicarsi , a pensare, a ideare, a interrogarsi, a progettare. Giù un altro filosofo francese – il grande Pascal — diceva che la maggior parte delle sventure provengono dal non essere capaci di stare un’ora da soli in una stanza a riflettere su se stessi.

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