Rispondere con il perdono
In che senso la passione e la morte di Gesù sono una fonte di vita per noi? Non è certo la sofferenza in sé che possiede una forza liberatrice, poiché come potrebbe il Dio della vita compiacersi per il dolore di una persona qualsiasi, e ancor più del suo Figlio prediletto? In questo testo, l’apostolo Pietro svela il segreto con queste parole: «Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta» (1 Pt 2,23). La passione di Gesù è il luogo di uno scambio misterioso: rispondendo all’odio degli uomini con il perdono e l’amore, Gesù trasforma il supplizio della croce in un cammino verso la vita. Se Gesù avesse combattuto contro i suoi avversari servendosi delle loro stesse armi, non avrebbe fatto altro che aumentare la spirale della violenza. Perfino la sua innocenza sarebbe potuta diventare un’arma: bastava che egli la utilizzasse per giustificarsi o esaltarsi a spese degli altri. Rispondendo al male con il bene, Gesù toglie al male la sua potenza di nuocere, è inghiottito dall’amore; come dice san Paolo: «Ha ucciso l’odio» (Ef 2,16). Gesù, l’Innocente per eccellenza, ha vissuto una solidarietà autentica con noi, e in questo modo ha fatto la sola cosa capace di piegare la libertà umana, irrigidita in un atteggiamento di rivolta, di falsa autonomia; così, vincendo il male con il suo perdono, ha raddrizzato il nostro smarrimento.
Taizt in Ascoltando con il cuore, pp. 94-95

