Senza Dio, nulla

Nella debolezza del bambino si rivela la capacità della mamma; nella debolez­za dell’uomo viene manifestata l’onnipotenza di Dio. Una persona disperata che mi chiedeva di aiutar­la, si rese conto che nella disgrazia si era maggior­mente avvicinata a Dio. È il gioco della mamma col suo bambino quando lui non vuole starle vicino: gli procura direttamente o indirettamente delle paure che hanno come effet­to positivo di farlo tornare dalla mamma e stare più vicino a lei. Allora cogli che ogni genere di “paura” è solo amore di Dio per te. Il bambino che incontra un leone, o una bestia fe­roce, ovviamente non si ferma a combattere contro il leone o contro il serpente; ma naturalmente corre dalla mamma. E quando è in braccio alla mamma, il bambino se ne ride del leone; deride il serpente. Fa ciò che gli è stato chiesto di fare, contando sponta­neamente, con tutta sicurezza, sulle capacità della mamma che ritiene sue e quindi naturalmente di­sponibili. Quando agli amici racconta la sua giornata, non pensa minimamente di dover dire che tutto ha fatto la mamma, o meglio, tutto ha fatto con la mamma. Alla sera s’addormenta solo se ha accanto la mam­ma; dorme e continua a dormire e a sognare nella cer­tezza che con lui dorme la mamma. Sono traumi, spa­venti, se al mattino, al risveglio, non vede subito, ac­canto, la mamma. È la raccomandazione di Gesù agli adulti: “Convertirsi e diventare come bambini”. Il bambino senza la mamma, nulla. L’uomo senza Dio, nulla.