«Si dimentica forse una donna del suo bambino?

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«Sion ha detto: `Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato”.  Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato, le tue mura sono sempre davanti a me» (Is 49,14-16).

 Il brano che abbiamo letto ci rivela un Dio-Madre che agisce con la dolcezza tipica di ogni mamma quando stringe a sé il suo piccino, lo accarezza e lo culla. E questo uno dei paradossi più belli della divina tenerezza: un Dio padre con un cuore di madre, un connubio, il più alto, tra la tenerezza maschile e quella femminile, tra la fortezza di un papà e l’amorevolezza di una mamma. È così che il cuore di Dio si tinge di connotati femminili, fino a quel «fremere viscerale» che rivela la relazione unica e strettissima di Dio con noi, proprio come quella di una madre che porta nel grembo suo figlio e lo sente muoversi e sgambettare. Il Signore si fa grembo materno per ciascun uomo, soffrendo e partecipando alle nostre gioie e ai nostri dolori, senza mai dimenticarci, in quanto disegnati sul palmo delle sue mani. La tenerezza di Dio si riversa su tutto il mondo, al punto che egli si commuove nell’intimo delle sue viscere di fronte a ogni realtà umana e del creato. Il grembo materno di Dio ci abbraccia teneramente e dona alle nostre esi­stenze una pace ineguagliabile e un’intensità di affetto che fonda un legame unico, «come un bimbo svezzato in braccio a sua madre» (Sal 131,2). Abbandoniamoci, perciò, a questo abbraccio materno senza timori o incertezze, e lasciamoci cullare dal cuore di Dio. In esso troveremo la vera gioia e ogni consolazione, come ricorda il profeta Isaia: «Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò» (Is 66,13) .