Siamo solo servi, cioè padroni.

Siamo solo dei servi. Ma per il cristiano il servizio non è un disonore, una frustrazione, un fallimento  esistenziale. Il servizio ci qualifica, ci rende sale  e luce del mondo. Siamo solo dei servi, cioè degli amministratori. E’ una presa d’atto, un modo di porsi nei confronti dei beni che ci vengono affidati. Nulla ci appartiene, ma nello stesso tempo tutto passa nelle nostre mani, scorre e se ne và.  Le mani del servo devono essere pulite non appiccicaticce. Guai se i beni si fermano, si incollano, diventano possesso. I beni sono necessari ma non ci appartengono. Quando la roba si ferma, si ammassa, diventa deposito, cambiano le nostre sembianze, il grembiule si trasforma in catena, il servo in schiavo.  Siamo solo servi, cioè quando arriva il padrone bisogna rimboccarci le maniche. E ogni povero diventa padrone nella casa del cristiano, ogni porta si deve aprire quando il Cristo, ricoperto di cenci, bussa. Misterioso scambio. Nel Regno di Dio tutti sono servi e nello stesso tempo padroni.  Perché tutti siamo chiamati al dono ma nello stesso tempo, quando i veli della sofferenza ci avvolgono, diventiamo poveri, cioè padroni.  Cambiano le sembianze, i ruoli si invertono ma l’Amore rimane.

 don luciano vitton mea