Uno spicchio di cielo

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Ma cosa credete, che non veda il filospinato, non veda i forni crematori, non veda il dominio della morte? Sì, ma vedo anche uno spicchio di cielo, e in questo spicchio di cielo che ho nel cuore io vedo libertà e bellezza. Non ci credete? Invece è così! ETI’Y HILLESUM

Il filo spinato, il fumo denso che esce dai comignoli dei forni, le urla degli aguzzini, uomini e donne stremati per i lavori forza­ti, un odore di morte e un respiro di disperazione. Tutto questo è il lager nazista di Auschwitz. In quella folla di vittime c’è una giova­ne donna ebrea olandese dotata di una straordinaria intelligenza e di un cuore mistico. Nei fogli sgualciti di un taccuino annota il suo «diario» e il suo sguardo non si perde nel grumo oscuro del male che la avvolge, ma si leva lassù, in quello spicchio di cielo che riesce a intravedere nella baracca in cui è relegata. Ed è in quella contemplazione che «il dominio della morte» cir­costante scompare e appaiono i campi infiniti del firmamento e la danza delle stelle, e in quei segni brillano la libertà e la bellezza che invano gli oppressori cercano di cancellare sulla terra. Nel cuore fiorisce, allora, la speranza, la pace, la serenità. Noi che, invece, ab­biamo tutto spesso non crediamo che questo sia possibile e siamo incupiti, insoddisfatti, agitati. Scriveva ancora questa donna: «La mia vita è un ininterrotto ascoltare — dentro me stessa e gli altri – Dio. In realtà è Dio che ascolta dentro di me … Di sera, quando, coricata sul letto, mi raccolgo in te, mio Dio, lacrime di gratitudi­ne mi inondano il volto ed è questa la mia preghiera». Tra le vitti­me delle camere o gas di Auschwitz del 30 novembre 1943 — secon­do un rapporto della Croce Rossa — c’era anche lei, Etty (Esther) Hillesum di 29 anni