Vegliate e pregate

pregare«Vegliate e pregate». Non sono delle semplici raccomandazioni ma atteggiamenti esistenziali che dobbiamo interiorizzare, che devono diventare stile di vita. Vigilare significa non addormentarsi nel tepore di false certezze, nell’illusione effimera di una casa “costruita da mani d’uomo”, nella vacuità di granai dove confidare per un futuro che non ci appartiene. La vigilanza evangelica è sinonimo di saggezza, di equilibrio e di salutare distacco. La preghiera è la naturale conseguenza della vigilanza. Si rimane desti quando qualcuno ti è vicino e parla con te; non ci si appesantisce nel torpore del vino quando si ascoltano le parole dell’amico, si presta attenzione alle sollecitudini di chi ci vuole bene. La preghiera è colloquio, ascolto attento di una voce che dall’eternità risuona tra i monti, le vallate, i deserti dell’umano esistere.
«Vegliate e pregate» perché il Signore è vicino, è in cammino verso la porta del mio povero cuore, verso quell’anfratto che rispecchia la caducità e la miseria dell’uomo, di ogni uomo. Bisogna essere desti, pronti, lucidi perché il Signore verrà «in modo oscuro e silenzioso, come la pioggia sul vello». Dio non indica l’ora precisa della sua venuta perché ogni momento, ogni istante è opportuno per convertirci, per aprirci al Vangelo. La vigilanza evangelica rende l’istante “ora opportuna”, momento di salvezza, compimento nel tempo dell’eternità. Non è forse questo il mistero del Santo Natale?
A Betlemme l’Eterno si fa tempo presente, ciò che era lontano diventa vicino, vicino …
«Vegliate e pregate» perché ogni momento diventi la “nostra ora” e ogni giorno Natale di salvezza dove il Signore celebra per sempre il mistero “di una vicinanza” che mai avrà fine.

(don Luciano)