I clown di Dio

Lentamente ho cominciato a rendermi conto che nel grande circo, pieno di domatori di leoni e di trapezisti, che con le loro strabilianti acrobazie richiamano la nostra attenzione, la storia reale e vera era raccontata dai `clown’. I clown non stanno al centro degli eventi. Essi appaiono tra una grande esibizione e l’altra, si muovono goffamente, cadono e ci fanno sorridere di nuovo dopo la tensione creata dagli eroi che veniamo ad ammirare. I clown non sono coordinati tra loro, non riescono nelle cose che cercano di fare, sono buffi, in precario equilibrio, e sono maldestri, ma… loro stanno dalla nostra parte. Noi non reagiamo nei loro confronti con ammirazione ma con simpatia, non con stupore ma con comprensione, non con la tensione ma con un sorriso. Degli acrobati diciamo: «Come riescono a farlo?». Dei pagliacci diciamo: «Sono come noi». I pagliacci, con una lacrima e un sorriso, ci ricordano che condividiamo le medesime debolezze umane […]. Tra le azioni emozionanti degli eroi di questo mondo, vi è costante bisogno di clown, di persone che con la loro vita vuota e solitaria — di preghiera e di contemplazione — ci rivelano l”altra faccia’ e ci offrono così consolazione, conforto, speranza e un sorriso. In questa grande, indaffarata, affascinante e sconvolgente città continuiamo a sentirci tentati di unirci ai domatori di leoni e ai trapezisti che ricevono il massimo dell’attenzione. Ma ogni volta che appaiono i clown, ci viene ricordato che ciò che realmente conta è qualcosa di diverso dallo spettacolare e dal sensazionale: è ciò che accade tra una scena e l’altra. I clown, con il loro comportamento ‘inutile’, ci mostrano non soltanto che molte delle nostre preoccupazioni, dei nostri affanni, delle nostre ansie e tensioni hanno bisogno di un sorriso, ma che anche noi abbiamo del bianco sul nostro volto e siamo chiamati a comportarci come clown.

(H.J.M. NOUWEN, 1 clown di Dio. Una vita spirituale per il nostro tempo, Brescia 2000, 7 e 162, passim).