Con tristezza: la fatica del credere
Vedi, Maria, io vengo da un secolo in cui è difficile fidarsi anche della propria ombra. Per credere, non ci basta più l’ascolto, così come è avvenuto per te, a cui è stato sufficiente udire le parole dell’angelo per abbandonarti completamente a Dio. E non ci basta neppure vedere, così come è bastato ai pastori. Ti ricordi quella notte di sogno? Si dissero l’un l’altro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2,15). Abbandonarono i fuochi del bivacco, si abbassarono sulle orecchie avvampate dalla brace i copricapi di lana, e vennero senza indugio, a schiere, davanti alla mangiatoia. Poi, dopo aver visto la trasparenza di Dio, che tu avevi avuto cura di avvolgere in fasce perché non lì accecasse, se ne tornarono alle loro greggi glorificando Jhwh «per tutto quello che avevano udito e visto». […] Per noi, invece, è diverso. Il dubbio è divenuto cultura. L’incredulità, virtù. La diffidenza, sistema. […] Sì, Maria. Forse non ne abbiamo colpa. Ma noi oggi stiamo vivendo proprio questa tragedia. Con tristezza.
Tonino Bello

