Il canto di Ulisse: anche Auschwitz non può uccidere l’anima

 

«La punta più alta dell’antica fiamma / cominciò a muoversi mormorando, / proprio come quella fiamma / che il vento agita …».

I campi nazisti hanno segnato il degrado dell’essere umano alla condizione di animale, l’annullamento della personalità, la privazione della dignità; una sorta di morte anticipata non solo fisica, ma soprattutto spirituale. Primo Levi in un’intervista del 1982 afferma: “La caratteristica del lager nazista è di annullare la personalità dell’uomo, all’interno e all’esterno”. Tra i reticolati e le gelide baracche di Auschwitz il canto di Ulisse diventa per Primo Levi ed un suo compagno momento di riflessione, un prendere coscienza che la dignità umana, anche se calpestata, non può essere distrutta. In una fredda mattinata invernale il piccolo Jean esprime a Primo Levi il desiderio di imparare l’italiano; a Levi, quasi per caso, viene in mente il canto di Ulisse della Divina Commedia. “Considerate la vostra semenza / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e conoscenza”. Questi versi, come se risuonassero per la prima volta alla mente del prigioniero di Auschwitz, diventano uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Troviamo scritto in “Se questo è un uomo”: «Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono». L’esortazione di Ulisse ricorda a Levi la sua dignità (fatti non foste per viver come bruti), lo spinge oltre i fili spinati del campo di concentramento, al di là delle colonne d’Ercole, nell’ebbrezza dell’oceano aperto, sotto il cielo stellato di un emisfero sconosciuto, tra le onde di una libertà che la grettezza umana non può infrangere. Tra il fango e l’odore acre di Auschwitz  “virtute e conoscenza” ricordano all’uomo, ad ogni uomo, di rialzare il capo, che la dignità divina impressa indelebilmente in una coscienza non potrà mai essere eliminata o incenerita. «La punta più alta dell’antica fiamma / cominciò a muoversi mormorando, / proprio come quella fiamma / che il vento agita …». Anche se l’antica fiamma, come lucciola, continua a vagare nel tetro anfratto infernale, la sua punta più alta continua ad agitarsi nel buio delle nostre coscienze e muovendosi incessantemente ci mormora: «Considerate, oh uomini, la vostra dignità, fatti non foste per vivere come animali, ma per seguire la virtù e la perenne conoscenza».

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don Luciano Vitton Mea

 

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