Le conquiste della scienza non oscurano le leggi divine
“Le conquiste della scienza non oscurano le leggi divine ma contribuiscono a decifrarle meglio risvegliando la meraviglia per lo spettacolo del creato”. Non sono parole di un mistico o di un contemplativo ma del fisico di fama mondiale Antonino Zichichi. Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dal 1977 al 1982 e nel 1978 è stato presidente anche della Società Europea di Fisica. Nel 1980 inizia la costruzione dei Laboratori nazionali del Gran Sasso, dei quali Zichichi è stato uno dei principali fautori e ideatori. Dal 1986 è a capo del “World Lab”, un’associazione che sostiene i progetti scientifici in paesi del terzo mondo, fondata nel 1973 da Isidor Isaac Rabi e Zichichi stesso. In una recentissima intervista rilasciata al settimanale cattolico “A sua Immagine” ritorna a ribadire con fermezza la sua tesi che non vi è alcuna contraddizione fra le reali scoperte scientifiche e l’esistenza di un Creatore, o Disegno Intelligente. « Oggi sappiamo che Galilei aveva più ragione di quanto lui stesso potesse immaginare. Le leggi fondamentali del creato» ribadisce il Prof. Zichichi a Lorenza Rossi che lo ha intervistato per “A sua immagine”, «sono scritte su una pietra o anche su un granello di sabbia; addirittura su una minuscola quantità di materia – quale è un protone – come abbiamo scoperto dopo quattrocento anni di scienza galileiana qui al Cern. Galilei avrebbe potuto scoprire il caos e scoprì invece che, per capire il cielo e le stelle, bisognava (e bisogna ancora oggi) studiare la materia del mondo a noi vicino; materia considerata “volgare” in quanto depositaria di verità fondamentali.» Nessun conflitto quindi tra fede e ragione, anzi. Per Zichichi «la scienza è nata per un atto di fede nel creatore di tutte le cose visibili e invisibili. La scienza si è sviluppata in appena quattro secoli grazie alla cultura cattolica che considera la materia vivente alla quale noi apparteniamo fatta “a sua immagine”». Partendo da questo presupposto la fede e la scienza, seppur in ambiti e con metodi propri, contribuiscono a decifrare e a rivelare un’unica presenza: quella di Dio, infinito ed eterno da un lato, ma così grande da lasciare la sua traccia in un infinitesimo di materia qual è un protone. Ecco perché per il prof. Zichichi “fare scienza vuol dire decifrare ciò che sta scritto nel libro della natura. Libro scritto con caratteri matematici il cui autore è lo stesso di colui che ha scritto la Bibbia”. Ogni contrapposizione tra fede e scienza diventa perniciosa perché rischia di far cadere entrambi nell’oscurantismo e in un rigido e scialbo dogmatismo; concepirle come compagne di viaggio diventa il miglior modo per coniugare il trascendente con l’immanente, l’invisibile con l’immensità di un universo governato dalle medesime leggi di un impercettibile “protone”.

