Il sacramento del povero

Quelli che si avvicinano al povero lo fanno dapprima in un de­siderio di generosità, per aiutarlo e soccorrerlo; si considerano dei salvatori e spesso si mettono su un piedistallo. Ma toccando il povero, raggiungendolo, stabilendo una relazione di amore e di fiducia con lui, il mistero si svela. Nel cuore dell’insicurezza del povero c’è una presenza di Gesù. È allora che essi scopro­no il sacramento del povero e che arrivano al mistero della com­passione. Il povero sembra spezzare le barriere della potenza, della ricchezza, della capacità e dell’orgoglio; fa fondere quei gusci che il cuore umano si mette intorno per proteggersi. Il po­vero rivela Gesù Cristo. Fa scoprire a chi è venuto per `aiutarlo’ la sua stessa povertà e vulnerabilità; gli fa scoprire anche la sua capacità di amare, la potenza d’amore del suo cuore. Il povero ha un potere misterioso: nella sua debolezza, egli diviene capa­ce di toccare i cuori induriti e di rivelare loro le fonti d’acqua viva nascoste in loro. È la manina del bimbo di cui non si ha paura, che scivola attraverso le sbarre della nostra prigione d’egoismo. Egli arriva ad aprire la serratura. Egli libera. E Dio si cela nel bambino. I poveri ci evangelizzano. È per questo che sono i tesori della Chiesa

(J. VANIER, La comunità, luogo del perdono e della festa, Milano 1991, 115s.).