Vieni fuori: la confessione dei peccati

Il Signore chiamò dal sepolcro Lazzaro, e Lazzaro, che era morto da quattro giorni, risuscitò (cf. Gv 11,43). Il suo corpo era già in decomposizione, ma riacquistò la vita e tornò alla luce del giorno. Era sepolto, la pietra tombale era stata posta sopra di lui, ma la voce del Salvatore spezzò la durezza del granito: e il tuo cuore, invece, è così duro che ancora non ha lasciato entrare la vo­ce divina! Alzati nel tuo cuore, esci dal tuo sepolcro. Morto nel tuo cuore, giacevi come dentro il sepolcro, e, come da pietra tom­bale, eri oppresso dalle tue peccaminose abitudini. Alzati e cam­mina. Che significa: alzati e cammina? Significa credi e confessa i tuoi peccati. Chi crede, si alza, chi si confessa cammina. Perché chi si confessa cammina? Perché prima di confessare i suoi pecca­ti, era come nascosto: ma, quando li ha confessati, esce dalle tene­bre e va nella luce. E quando si è così confessato, che dice il Signo­re ai suoi servitori, cioè ai ministri della Chiesa? Ciò che fu detto ai servitori di Lazzaro: «Scioglietelo e lasciatelo andare» (Gv 11,44). Disse infatti il Signore agli apostoli: «Ciò che voi avrete sciolto in terra, sarà sciolto in cielo» (Mt 18,18). «Viene l’ora, ed è questa, in cui i morti ascolteranno la voce del Figlio di Dio, e co­loro che l’avranno ascoltata vivranno» (Gv 5,25). In che senso vi­vranno? Vivranno la vera vita. E da dove verrà? Da Cristo. Come possiamo provare che la loro vita verrà da Cristo? «Io sono — egli dice — la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Tu vuoi camminare? «Io sono la via». Non vuoi sbagliare? «Io sono la verità». Non vuoi morire? «Io sono la vita». Questo ti dice il tuo Salvatore: non puoi andare, se non da me; non puoi passare, se non attraverso me. Questa, dunque, è l’ora di cui parlò il Signore: è questa certamen­te e durerà sempre. Gli uomini che erano morti si levano, entrano nella vita, rivivono alla voce del Figlio di Dio, e di lui vivono perseverando nella sua fede. Perché il Figlio ha la vita, cioè ha di che far vivere i credenti. In qual senso egli ha la vita? Ha la vita così come l’ha il Padre. «Perché, come il Padre ha in sé la vita, così ha dato al Figlio di avere in se stesso la vita» (Gv 5,26). (…)  Quando i morti riprendono vita, perché, credendo alla tua pa­rola passano dalla morte alla vita; quando essi sono passati, forse non avranno in te la vita? L’avranno — tu ci dici: — l’avranno e per questo ho detto: Chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato, ha la vita eterna (c£ Gv 11,25). Dunque coloro che credono in te, hanno la vita: ma tu non dicesti che hanno la vita «in se stessi». Paolo dove aveva la vita? Non in se stesso, ma in Cristo. E tu, credente, dove hai la vita? Non in te stesso, ma in Cristo. Vediamo se questo dice l’Apostolo: «E non sono io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20). La vita nostra, davvero nostra, che deriva cioè dalla nostra propria volontà, non potrebbe che es­sere malvagia, peccaminosa, iniqua: la vita onesta e virtuosa ci viene da Dio, non deriva da noi stessi: è Dio che ce la dà, non sia­mo noi a darcela. Cristo, invece, ha la vita in se stesso, come il Pa­dre, perché è il Verbo di Dio. Chi viveva nel peccato, viveva la sua vita: chi vive nell’amore è passato nella vita di Cristo.

AGOSTINO DI IPpoNA, Commento al Vangelo di San Giovanni, Om. 22,7-9, Roma 1965, vol. I, pp. 347ss.