Il tradimento di Giuda

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Il tradimento di Giuda non lo troviamo tra i quadri tradizionali della Via Crucis; la pietà popolare fa iniziare la Passione di nostro Signore con lo scroscio d’acqua che lava le mani di un mediocre  governatore romano. Tutto sembra iniziare da dei brevi gesti che hanno come scenario una brocca, un catino e un asciugatoio. In realtà la Passione di Gesù, del figliol dell’uomo che è anche il figlio di Dio, inizia nel buio della notte, quando un apostolo, un amico diventa un traditore; dice il Vangelo: “Satana lo ha occupato, ha preso possesso di lui”. Un bacio diventa il “segno” di un tradimento, un volto famigliare assume tratti di una lontananza senza ritorno, un abbraccio diventano croce per il figlio di Dio e capestro per quello della perdizione. Noi iniziamo le nostre meditazioni sulla passione del Signore da quel bacio e da un bellissimo testo di Ludolfo di Sassonia, un monaco certosino del XIII secolo, sul tradimento di Giuda. «In questa Pasqua il Figlio dell’uomo sarà tradito per essere crocifisso; egli passerà da questo mondo al Padre suo e, con lui, noi pas­seremo dalla morte alla vita, dal potere delle tenebre al regno della luce, come dice l’Apostolo, perché Pasqua vuol dire passaggio. Nel giorno di Pasqua gli ebrei era­no stati liberati dalla schiavitù dell’Egitto, nella nostra nuova Pasqua noi veniamo liberati dalla schiavitù del peccato. Per questo san Paolo dice: «Cristo immolato è la no­stra Pasqua». Gesù dice: «Fra due giorni il Figlio dell’uomo sarà tradito», ma gli apostoli non seppero comprendere il vero significato di queste parole. Egli intendeva dire che tra poco sarà vittima della cattiveria degli uomini e sarà tradito da uno di loro, ma sarà consegnato alla misericordia del Padre suo e alla sua immensa carità. Per un dise­gno di Dio il sacrificio del Calvario coincise con quello dell’agnello pasquale, affinché il mondo fosse redento dalla schiavitù del peccato come gli ebrei furono libera­ti dalla schiavitù dell’Egitto. Gli istinti bestiali dell’uomo, come la cupidigia e il furto, avevano aperto a Satana le porte di un cuore miserabile: quello di Giuda Iscariota. Il demonio non può entrare in un’anima senza il consenso di quest’ultima. Il Signore fu così venduto al prezzo di trenta denari di argento, come fu venduto Giuseppe dai suoi fratelli ai mercanti stranieri. Questo è il prezzo equivalente per il riscatto di uno schiavo, come apprendiamo nel libro dell’Esodo. Così anche nel prezzo il re dei cieli volle essere equiparato all’uomo, del quale per misericordia aveva assunto la forma».

 Da questo tragico racconto evangelico impariamo che ogni salvezza viene da Dio mentre l’uomo è il solo autore della propria perdizione.

don luciano vittton mea