Il Vangelo del giorno: famigliari di Dio

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In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

Con Gesù, Dio diventa nostro famigliare, si avvicina a noi nell’intimità, nella novità di un rapporto dove il volto di Dio diviene quello di un padre e il volto dell’uomo diviene quello di un figlio. L’arcano timore si dissolve, il sacrificio non sale più dalla terra verso il cielo ma dall’alto scende verso il basso. Non è più l’uomo che offre sacrifici a Dio ma è Dio che si sacrifica per l’uomo. “Non vi chiamo più servi ma amici …”  Cambiando la relazione muta anche il comportamento, passando dalla condizione di servi a quella di figli cambiano le responsabilità: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi ».  Tutto si semplifica e nello stesso tempo si complica. Se prima bastava “non rubare, non uccidere, non commettere atti impuri …” adesso bisogna “fare qualcosa”, bisogna amare. Non basta rispettare l’altro, bisogna amarlo. I Dieci Comandamenti diventano un solo comandamento ma quest’ultimo supera tutti gli altri. Osserva A. Bloom: “ Il cristiano è una persona cui Dio ha affidato gli altri; siamo affidati gli uni agli altri e responsabili gli uni degli altri. La responsabilità inizia nel momento in cui ci dimostriamo capaci di rispondere ad un bisogno con tutta la nostra intelligenza, con il nostro essere intero ….” I legacci “del non fare qualcosa” tipici della servitù sono sciolti: diventiamo responsabili di un patrimonio, di un volto, di una casa, di un regno che va oltre i confini del tempo; gli orizzonti si allargano, la superficie dell’oceano diventa abisso d’amore.

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 Meditazione  di don Luciano Vitton Mea

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