La bambina abbandonata

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Passai vicino a te e ti vidi; ecco, la tua età era l’età dell’amore; io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità; giurai alleanza con te, dice il Signore Dio, e divenisti mia” (Ezechiele 16,8).

Il profeta Ezechiele tratteggia il rapporto tra Dio e il suo popolo usando i colori caldi e vigorosi degli innamorati; anzi, per essere precisi, di un uomo che si innamora perdutamente di una giovane adolescente dal “petto fiorente” e orami giunta “all’età dell’amore”. Dio ama così il suo popolo: come un innamorato,  come uno sposo ama teneramente la sua sposa. La simbologia sponsale indica il patto tra Dio e Israele, tra Dio e l’uomo. Anche quando il popolo tradirà e si prostituirà sulle alture, quando “infatuata per la tua bellezza e approfittando della tua fama, ti sei prostituita concedendo i tuoi favori ad ogni passante.”(Ezechiele 16,15-16). Anzi, sottolinea il profeta, peggio di una prostituta: “Ad ogni prostituta si dà un compenso, ma tu hai dato il compenso a tutti i tuoi amanti e hai distribuito loro doni perché da ogni parte venissero da te per le tue prostituzioni. Tu hai fatto il contrario delle altre donne, quando ti prostituivi: nessuno è corso dietro a te, mentre tu hai distribuito doni e non ne hai ricevuti, tanto eri pervertita” (Ezechiele 16,33-34) . Eppure Dio rimane fedele, non demorde, non si arrende; anche quando Israele tocca il fondo, si comporta come un pervertito,  mostra le sue vergogne ad ogni passante, Dio lo corregge, è innamorato e tale rimane. Ma chi è questa donna che simboleggia Israele nel libro di Ezechiele? Una regina? Una nobildonna?  Una giovane di “buona famiglia?” No! Le sue origini sono sconosciute perché si tratta di una trovatella, di una bambina abbandonata, appena partorita, sul ciglio della strada: “Alla tua nascita, quando fosti partorita, non ti fu tagliato l’ombelico e non fosti lavata con l’acqua per purificarti; non ti fecero le frizioni di sale, né fosti avvolta in fasce. Occhio pietoso non si volse su di te per farti una sola di queste cose e usarti compassione, ma come oggetto ripugnante fosti gettata via in piena campagna, il giorno della tua nascita”. Citando queste origini così miserande il profeta Ezechiele intende sottolineare l’assoluta gratuità dell’amore di Dio; si tratta di un amore incondizionato che va oltre i meriti dell’amato; per questo San Paolo, scrivendo agli efesini, potrà dire che “Dio ci ha amato quando eravamo ancora peccatori”. Tutti siamo dei trovatelli, esposti “come oggetti ripugnanti” su una delle tante piste dei deserti umani, “sporchi di sangue”, senza che nessuno si preoccupi di lavarci, “di frizionarci con il sale”, di coprici con il calore della pietà e della misericordia. Ma Dio passa lungo le vie della nostra esistenza, e come per la bambina abbandonata del libro di Ezechiele potrà dire: “io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità; giurai alleanza con te, dice il Signore Dio, e divenisti mia”.

don Luciano Vitton Mea