La bellezza delle belezze

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Nella scuola si presentano ai fanciulli cose da lodare, e tutte queste cose che si propongono per esser lodate sono opere di Dio. S’invita l’uomo a lodare il sole, il cielo, la terra e, per scen­dere a cose più modeste, gli si fa lodare la rosa, l’alloro. Sono tutte opere di Dio, e si presentano, si accettano, si lodano. Si elogiano le opere, senza dir nulla dell’artefice! Io al contrario voglio che attraverso le opere venga lodato il Creatore: non mi piace il lodatore ingrato. Come fai, del resto, a lodare l’opera e a non dir nulla di colui che l’ha fatta? Quasi che, mancando lui e la sua grandezza, tu avresti ugualmente qualcosa da lodare! Ma nelle cose visibili che cos’è che tu lodi? La bellezza, l’utilità, qualche energia o potere proprio di tali cose. Orbene, se ti in­canta la loro bellezza, cosa c’è di più bello di chi le ha fatte? Se ne decanti l’utilità, cos’è più utile del Creatore dell’universo? Se ne lodi il vigore, cos’è più potente di colui dal quale tutto fu creato? Non solo ma, anche dopo create, le creature non ven­gono abbandonate ma vengono tutte sorrette e ordinate.

(AGO­STINO D’IPPONA, Esposizioni sui salmi, 4; Città Nuova, Roma 1977, 697).