La Parola ascoltata

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

 Un grido si alza in mezzo alla folla. È la voce di una donna. Non conosciamo il suo nome, donde viene, la sua professione; il suo volto rimarrà per sempre avvolto nell’ombra dell’anonimato. Loda, seppur indirettamente, la madre di Gesù, colei che ha portato nel suo seno il Verbo di Dio; è una voce che benedice,  che mette in luce il bene e il positivo che si nasconde nelle pieghe della vita dell’altro. L’opposto di quello che spesso fanno tanti uomini, che facciamo sovente anche noi: dire male, mormorare, sottolineare il negativo; per essere sintetici ed esaustivi potremmo riassumere in un unico termine queste voci che gettano l’ombra del sospetto su chi ci sta accanto: ”maledire”. Non vi è dubbio, ne sono sicuro: la donna che viene menzionata nel brano evangelico deve aver ascoltato più di una volta gli insegnamenti del Signore, la Parola di Dio. La Parola ascoltata e meditata genera luce nel cuore dell’uomo, disperde le nebbie della presunzione, la coltre che copre i  difetti,  frena la lingua che porta in piazza le fragilità degli altri. Chi rimane in ascolto delle Parola che salva non accusa, non mormora, non cerca pretesti, non tende insidie; dalla sua bocca esce solo quella parola che svela  un cuore ben disposto, attento, umile: “Benedetto”. Diceva San Girolamo, esperto nell’ascolto delle Sacre Scritture,: “Non voglio che tu sia uno che declami, che sbraiti e che cianci a vuoto, ma uno che sia esperto in teologia e molto istruito sui misteri del tuo Dio”.  (GIROLAMO, Epistola 52, ad Nepotianum presbyterum, 7s.). Benedetta tu, donna, che alzi la tua voce per lodare la madre del Signore: dalle tue labbra non potranno che uscire parole che velano le altrui miserie, che “dicono bene” di coloro che incontri sulla strada dell’umano esistere.

di don luciano vitton mea