L’angoscia del male

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Proviamo angoscia al pensiero che il bene pos­sa perdere qualsiasi efficacia nel mondo; che finisca per non avere più alcun senso cercare la giustizia, la verità, vivere moralmente, amare, perché ormai nel mondo altro non varrebbe se non la legge di chi sa me­glio farsi strada a gomitate, perché il corso delle cose darebbe comunque ragione a chi è senza scrupoli e al­la violenza bruta, non a chi è timorato di Dio. Lo vediamo: dominano il denaro, la minaccia atomica, il cinismo di coloro per i quali non esiste nulla di sacro. Sovente ci sorprendiamo in preda al timore che, alla fine, nel caotico flusso delle cose non vi sia alcun senso, e ci pare che, in definitiva, la storia del mondo non contempli altro che stolti o vincenti. Il presentimento che le forze oscure aumentino via via e che il bene sia impotente domina dappertutto. Alla vista di come va il mondo, ci prende un sentimento press’a poco simile a quello che, in passato, gli uomini dovettero provare quando, in autunno e in inverno, il sole sembrava combattere contro la propria agonia. Vincerà il sole la sua battaglia? Il bene conserverà un senso e una forza nel mondo? Nella stalla di Betlemme ci è dato il segno che ci per­mette di rispondere con letizia: sì. Questo bimbo infat­ti, il Figlio unigenito di Dio, è posto come segno e ga­ranzia che, nella storia del mondo, l’ultima parola è di Dio: di Colui che è la Verità e l’Amore.

Joseph Ratzinger (Dogma e predicazione, pp. 321s)