L’assurdità del cristianesimo

Gesù è l’espressione più alta, più pura, più feconda dell’umanità. In lui s’incarnano e si sintetizzano quei valori che sono alla base di ogni civiltà e che determinano la verità — cioè l’autenticità e la grandezza — di ogni uomo. Non ha elaborato un sistema filosofi­co o teologico, neanche ha fondato una religione; non è venuto a patti con il potere, non ha lusingato gli istinti bassi dell’uomo, non ha esitato a proporre una dottrina morale fuori di ogni sche­ma, anzi `scandalosa’, non ha avuto paura di andare contro cor­rente e di portare lo scompiglio. Incarnando nella sua persona il suo messaggio, ha proclamato alcune verità `pazze’, ma sublimi e feconde. In L’avventura d’un povero cristiano Pier Celestino ri­volge a Bonifacio VIII queste parole: «Se però il cristianesimo viene spogliato delle sue cosiddette assurdità per renderlo gra­dito al mondo, così com’è, e adatto all’esercizio del potere, cosa ne rimane? Voi sapete che la ragionevolezza, il buonsenso, le virtù naturali esistevano già prima di Cristo, e si trovano anche ora presso molti non cristiani. Che cosa Cristo ci ha portato in più? Appunto alcune apparenti assurdità. Ci ha detto: amate la povertà, amate gli umiliati e offesi, amate i vostri nemici, non preoccupatevi del potere, della carriera, degli onori, sono cose effimere, indegne di anime immortali…» (p. 244).