Lunedì 4 marzo: al pozzo di Giacobbe – Una nuova lettura delle dimissioni del papa

Sopravvissuto-a30376454La parola di Dio

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga a Nàzareth: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Le parole: una nuova lettura delle dimissioni del papa

Mi hanno lasciato l’amarezza nel cuore le dimissioni da Papa di Joseph Ratzinger. Del resto, nessuno si aspettava una scelta simile in cui mi sembrava che il mondo non avesse bisogno di un abbandono così forte. Mi piacevano le sue catechesi, il suo progredire nella storia che (mi sembrava) essere autorevole ma anche dolce. Dopo un inizio di papato “distaccato” e messo continuamente a confronto con il suo predecessore Giovanni Paolo II, Benedetto XVI  stava entrando nel cuore della gente, che lo comprendeva per la sua delicatezza ma anche per il suo declino fisico evidente nell’ultimo periodo. Nell’apprendere la notizia ci sono rimasta davvero male. Pensavo che il Papa avesse il dovere di restare per sempre alla guida della barca della Chiesa, se non in caso di pazzia. Anche dal punto di vista teologico, le dimissioni non mi sembrava un segno evangelico. E di riflesso, pensando a quanti hanno dato la vita fino all’ultimo respiro nell’infermità del corpo,  mi dicevo: “Se anche il Papa se ne va gettando altro scompiglio in un mondo in subbuglio tutti si sentiranno defraudati: le coppie cristiane col loro sì nel matrimonio, i preti col loro sì nel sacerdozio, i malati con la loro infermità senza possibilità di scelta…”.  Poi, ecco questo brano mi si impone. Mi ritrovo fra quanti ascoltano Gesù e gli pesano le parole, si scandalizzano  e  lo giudicano… e qui mi fermo. Non voglio buttare giù nessuno dal precipizio, tanto meno il Santo Padre per il quale l’amore e l’obbedienza vengono prima di tutto. Ed ecco la chiave che mi fa accettare anche la sua rinuncia: il vangelo non si ferma né al Papa, né all’ultimo battezzato, ma è sempre in cammino e passa oltre. È più grande di tutti i nostri limiti e le nostre difficoltà, perché è Parola di Dio.

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