«Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi ».

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«Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi ». Cesare Pavese

La complessità della nostra condizione è che cer­chiamo continuamente di coniugare l’intensità e la durata. Non possiamo concepire che la nostra felici­tà possa fare a meno dell’una o dell’altra. Abbiamo bisogno di vivere gli istanti intensamente e abbiamo bisogno di cose che durano. Come conciliare questi «inconciliabili»? II valore dell’attimo non sta nella sua natura fuggevole? Se la saggezza ci invita a go­derne, non è perché l’istante è destinato a passare e a non tornare mai più nello stesso modo? Dall’al­tro lato, il valore della durata non fa riferimento ai concetti di fedeltà, di costanza, di perseveranza che sono proprio alla base della nostra dignità di uomini e ratificano i nostri veri successi? Che cosa sareb­bero i nostri attimi più belli se fossero soltanto una giustapposizione di momenti positivi distribuiti dal caso e senza una logica consequenzialità, se non si inscrivessero nella trama della durata per nutrire la nostra vita e darle un senso? Viviamo l’attimo pre­sente nella sua trasparente fugacità, e viviamo la no­stra vita nella profondità della durata.