Sguardo fisso

Guardando fuori dal finestrino, ero inebriato dalla rapidità di movimento del treno. Percepivo la velocità dalla fuga con cui mi passavano accanto alberi, case, campagne… Scorrevano i chilometri, «correvano» le case; ma la luna era sempre là. Guardandola mi sembrava che il treno non si muovesse… Riguardandola mi sembrava che corresse con me, quasi mi inseguisse. Sempre là: uno sguardo fisso, una presenza costante, discreta, silenziosa. A dire il vero, sotto questo sguardo, non mi era difficile pensarmi oggetto di predilezione, quasi fos­si l’unico a viaggiare su quel treno, l’unica persona realmente interessante per qualcuno. Guardando la luna ero fermo; guardando gli al­beri ero veloce. Ma che cos’è, allora, la velocità? Che cos’è la fuga? Che cos’è la staticità?  Le misure di distanza terrestri non sono parago­nabili alle distanze celesti. Anzi in Dio non ci sono distanze  Egli è l’Immenso: ovunque presente. «Se salgo in cielo, eccoti; se vado nel profondo del ma­re, là tu sei». Sì, la mia anima è il cielo di Dio. Anche quando propongo di scappare da te, mio Dio, proprio allora ti vengo incontro, m’inoltro in te. Dovunque io scappo tu mi precedi. «Ovunque il guardo io giro, immenso Dio ti vedo; nell’opere tue t’ammiro, ti riconosco in me». Quando corro forse penso di scappare, di fuggi­re. Ma da Chi abita in cielo non posso allontanarmi. Egli è come la luna, sempre presente. La mia fuga, il mio correre mi allontana sì da ciò che mi sta accanto, ma non da chi sta in cielo; non posso fuggire da Chi abita nel profondo del mio cuore, nell’alto del cielo della mia anima.