Tracce di cammino

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Quando attorno a te c’è quiete e tu ti fermi terrorizzato, quando il lavoro diventa una fuga dall’angoscia e dalla responsabilità, quando senti battere in te il cuore crudele e maligno del lupo della steppa, allora non cercare un narcotico nel rumore e nella fretta snervante. Fissa risolutamente la tua immagine finché non avrai trovato il fondo.

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 Dalle note “Tracce di cammino” di Dag Hammarskjöld traggo oggi questa considerazione sulla crisi interiore. Non sempre brilla nel nostro cielo la luce; non di rado ci sembra di essere piombati sotto un’eclisse e tutto perde colore e bellezza. Ciò che prima ci entusiasmava, ora ci deprime. La quiete che ci dava serenità, ora ci angoscia. Il lavoro che riempiva i nostri giorni, ora è solo un modo per non pensare e agire senza responsabilità. I viaggi che prima erano conquista e apertura d’animo, ora sono evasione e frenesia. La musica si fa rumore, le persone infastidiscono, il gusto sembra essersi regolato solo sul sapore della cenere. E soprattutto il cuore s’incattivisce come «lupo nella steppa». Ebbene, in quel momento, anziché cercare un narcotico, chimico o spirituale che sia, è necessario – suggerisce Hammarskjöld – fermarci e fissare noi stessi, scavando fino al fondo dell’anima. Proprio per questo ho proposto una simile riflessione per chi sente più forte  la solitudine e la nausea, per chi è in crisi;momenti difficili ma, forse, quando è anche più facile stare in silenzio e guardare seriamente e pacatamente in se stessi.

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