Un Dio che ci cerca

sawaf_mohammed_07

Un Dio che ci cerca

di don Luciano Vitton Mea

 

Un Dio con un cuore grande e le braccia sempre spalancate. Un Dio che ci cerca, ci rincorre, ci aspetta, si prende cura di noi. Questi concetti sono la sintesi delle tre parabole della misericordia che Luca ci propone per farci capire il mistero profondo della Carità, ciò il modo con cui Dio ama la sua creatura. Vorrei soffermarmi brevemente sulla prima delle tre parabole. Ci parla di una pecora che si è persa, si è smarrita e si trova da sola mentre l’oscurità della sera incombe e la sta per avvolgere. Questa pecora rappresenta ciascuno di noi quando si allontana dalla presenza di Dio, quando avverte questa presenza come peso, limite, scoglio che gli impedisce di realizzarsi nell’effimera ebbrezza delle cose di questo mondo. Durante il giorno tutto sembra procedere nel migliore dei modi, ci costruiamo dei punti di riferimento, dei vacui surrogati che prendono il posto di Dio. Ma quando scende la sera tutto crolla, cresce l’angoscia, ci si sente soli, smarriti, persi. Tutti, prima o poi, facciamo questa esperienza di smarrimento, di buio, di lancinante solitudine. È nella zona crepuscolare del nostro cuore che Dio ci trova, ci mette sulle sue spalle, si prende cura di noi. Lo smarrimento diventa presupposto di una conoscenza più profonda e autentica del mistero di Dio, del suo amore, della sua infinita pazienza. Sulle spalle del buon pastore si diventa più buoni, si sciolgono le nostre rigidità, diventiamo più comprensivi e benevoli. In poche parole diventiamo capaci di misericordia. Solo dopo essere stati sulle spalle di Dio l’altrui miseria tocca il nostro cuore. Diceva P. David Maria Turoldo: “Quando la miseria altrui tocca e colpisce il tuo cuore, quella è misericordia.” Dopo lo smarrimento non ci rimane che la misericordia.