Voce dai lager: Qui non c’è primavera

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[Ravensbriick, senza data]

Le palpebre sono pesanti la mano a stento riesce a far scorrere la matita la testa cade ciondoloni, ma nonostante tutto il pensiero è ancora fisso lontano in un ricordo che nello stesso tempo è visione e speranza, è desiderio… Italia.., mia, mia casetta lontana, mamma, papà, dove siete, perché non mi da­te vostre notizie, perché mi lasciate sola? Ho tanto bisogno di conforto, mamma ho bisogno di te, voglio che tu mi stringa fra le tue braccia, sono troppo sola, paurosamente sola, fra la promiscuità di tante donne che di donna non hanno piú che le sole sembianze fisiche – Mamma dimmi tu, è meglio restare o partire? Mamma ispirami tu, io voglio vivere, non voglio morire, voglio tornare a te ma non so cosa fare, sono tanto stanca e tanto malata. Sento che le forze se ne vanno, di giorno in giorno divento piú debole, ma non voglio andare dal dottore, non bisogna essere ammalati adesso, poiché c’è nella notte una fiamma che brilla di una luce fosforescente ed infernale. – Sono quattro settimane che lavoro di notte, sono tanto stan­ca, ma il mio cuore soprattutto non sopporta piú la fatica e mi gioca tanti tiri. Quando piú la stanchezza… mi afferro la testa tra le mani e allora in dolce dormiveglia rivedo la mia casetta, i miei fiori, i miei campi, i miei prati… sono già in fiore (…) La primavera già fiorisce, ma qui non c’è primavera, è inverno eterno ed un vento terribile soffia e penetra fra gli interstizi e le pareti troppo sottili.

Mamma, mamma aiutami tu, mamma solo tu mi puoi ancora dare la forza di vivere e tornare.., mamma vieni stanotte in sogni ti attendo.

briciole di vangelo

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